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domenica, 01 ottobre 2006

Le Lingue Gallo Romanze (o Celto Romanze)

Le Lingue definite Gallo Romanze (o Celto Romanze) costituiscono una delle due grandi famiglie in cui si suddividono le Lingue Neo-Latine.

 Esse sono nate dallo scontro-incontro fra le culture celtica e quella latina che ha appunto dato origine alla formazione della famiglia delle lingue cosiddette Gallo Romanze (o Celto Romanze) che si distinguono e fanno da tramite fra quelle Celtiche (che sono rimaste praticamente impermeabili all’apporto latino) e quelle Romanze Meridionali (Castigliano, Toscano, Italiano, Corso, Sardo, Lingue meridionali italiane, Siciliano, Aromuno e Rumeno) che sono invece le eredi più dirette e coerenti del latino, pur avendo anch’esse subìto notevoli influenze centro e nord-europee soprattutto nel campo dell’acquisizione di vocaboli. Le lingue Gallo Romanze hanno in comune molti elementi sia sintattici che fonetici. Fra i primi: la costruzione delle frasi, l’uso dei tempi, le forme di negazione, la “localizzazione” dei verbi (come nelle lingue anglosassoni), il rafforzamento dei dimostrativi eccetera. Fra i secondi: le cosiddette vocali “celtiche” e i fonemi palatali (del tutto assenti nelle lingue romanze vere e proprie), la caduta o la desonorizzazione delle vocali finali, lo scempiamento delle doppie consonanti eccetera. Esse sono distinte dagli studiosi della materia in: Francese, Vallone, Occitano, Portoghese, Gallego (Galiziano), Catalano, Arpitano (Francoprovenzale), Gallo-Italico o Cisalpino (Piemontese, Lombardo Occidentale e Orientale, Trentino, Ligure, Emiliano e Romagnolo), Veneto (con Triestino, Istrioto e Dalmatico), Ladino, Retoromanzo dei Grigioni e Friulano. Queste ultime quattro parlate (Gallo Italico, Veneto, Ladino e Friulano) vengono considerate da alcuni specialisti come facenti parte di una sola koinè padana (il “Gallo-romanzo cisalpino” o, secondo altri “Altoitaliano”) derivata da una originaria unità reto-cisalpina. Esse sarebbero il risultato della sovrapposizione nel tempo del latino alle originarie lingue liguri, retiche, celtiche e venetiche, ulteriormente modificate da apporti goti e longobardi e da una lunga consuetudine di contatti dell’area padana con quella occitano- provenzale. Se ne ricava che le lingue parlate in Padania sono da considerare “sorelle” del Francese, dell’Occitano, del Catalano e delle altre parlate Gallo- romanze; con il Toscano e con l’Italiano esse hanno invece un meno intimo rapporto di “cuginanza”. Indipendentemente dalle varie interpretazioni sulla struttura dei rapporti fra le sue parlate, la Padania costituisce così una koinè autonoma, grandemente differenziata al suo interno in forti peculiarità locali (come tutte le grandi aree linguistiche) ma decisamente caratterizzata da elementi comuni e indubbiamente diversa da ogni altra realtà circostante. L’unico vero legame stretto può essere riscontrato con le altre aree linguistiche Gallo-romanze (e, in particolare, con l’Occitano, l’Arpitano e il Catalano) e non certo con le lingue parlate nella penisola italiana.

romanz

Diffusione delle Lingue Gallo Romanze (o Celto Romanze) in Europa oggi

gotica+

roance

Esiste un'Etnia Cisalpina Oggi?

Una pura Etnia Cisalpina, o Padano Alpina, oggi, esiste solo in parte.
Il mantenimento di una Etnia si basa sulla persistenza di due elementi : un carattere genetico ( che deve essere il più possibile inteso come "originario") ed una caratteristica culturale (che può essere la lingua, anche se questa può essere imposta, come il francese agli Algerini o l’italiano ai Cisalpini).
Sulla prima caratteristica i Cisalpini sono molto carenti, ma non più delle altre popolazioni d’Europa . Sulla seconda sono altrettanto carenti se non di più, anzi, a mio avviso su questo punto di vista sono italiani a tutti gli effetti.
Come dicevamo, i caratteri peculiari di una Etnia nordico - germanica - mitteleuropea (a cui i Cisalpini fanno spesso riferimento) si mantengono, in casi di meticciamento con altre popolazioni, in una struttura particolare del corpo ed in lineamenti caratteristici nordici, celtici e mitteleuropei.
Nei casi delle grandi metropoli statunitensi (dove non esiste più il bianco od il nero ma solo il mulatto prototipo dell’"uomo universale" al quale ci dovremo, volenti o nolenti, adattare anche noi Europei), l’appartenenza ad una determinata Etnia la si riconosce attraverso particolari caratteri scheletrici. In passato sono state compiute ricostruzioni antropometriche sulle ossa dei nostri antenati. Oltre ad avere dei volti "antichi", che non sono ritrovabili nemmeno nella nostra vecchia Europa, l’essenza "guerriera" dei nostri antenati ormai non ci appartiene più.... per buona pace dei vari appassionati di wargames. Tuttavia, come è stato dimostrato dalle recenti analisi sull’uomo del Similaun (analisi che sono state fatte su un campione abbastanza ampio di "italiani" sino a dimostrare che non esiste - in Italia - unità etnica), i geni dell’uomo del Similaun sono presenti ancor oggi nelle popolazioni alpine e questi geni sono accomunabili con le popolazioni dell’attuale Scandinavia.

Lo scienziato siciliano Alfredo Niceforo eleborò uno scrupoloso studio dei caratteri fisici e biologici delle popolazioni a sud delle Alpi, riecheggiando Metternich egli affermava : "L’Italia è una , ma politicamente soltanto..." . I suoi studi craniometrici lo associano alla figura di un "Kosinna nostrano" . I suoi postulati si basano sulle teorie già espresse dal Meigs per l’America , dal Kollmann e dal Quatrefages secondo cui "Le Etnie ed i Popoli possono perdere e mutare i loro caratteri , ma conservano sempre quelli del cranio "("Compres-rendus de l’Académie des Sciences"1887).
Migliori ? Peggiori ? No. Siamo certamente e semplicemente diversi .
Niceforo divide le popolazioni "italiane" in due Etnie distinte: una nordico-celtica-mitteleuropea al Nord, e una mediterranea al Sud. : "I crani della prima Etnia si trovano nel Nord-Italia , dominano nella valle del Po , e s’infiltrano più o meno numerosi nell’Italia centrale fino alla valle del Tevere ; i crani mediterranei predominano invece al sud e nelle isole : il che indica una distribuzione ben netta delle due stirpi nei due estremi d’Italia , con una certa mescolanza nel centro"(1) ed ancora "oggi l’Italia è pur sempre divisa, in linea generale, in queste stesse due zone abitate dalle due Etnie diverse , i primi predominanti al nord e fino alla Toscana, e i mediterranei predominanti al sud. E gli attuali Cisalpini dell’Italia settentrionale , vale a dire i piemontesi , i lombardi, i veneti , i romagnoli , che appartengono a quella stirpe che venne a invadere l’Europa primitiva , sono perciò - antropologicamente - fratelli dei tedeschi , degli slavi, dei francesi celti ." Involontariamente , date le cognizioni scientifiche dell’epoca , Niceforo fu un assertore del concetto di "imprinting" ante-litteram .Tali teorie , al riguardo delle due stirpi , divennero abbastanza comuni nell’ambiente accademico dell’epoca , prima di venire soppiantate dai nazionalismi fascisti guerrafondai . A.Mosso , nell’opera " Le cagioni dell’effeminatezza dei popoli latini"( Nuova Antologia " , 16 Nov. 1897) dice : "La popolazione dell’Italia settentrionale è poco diversa dalle popolazioni anglo-sassoni".
Per ciò che riguarda i mediterranei , Niceforo suddivide questa categoria in due tipi differenti: meditarranei bruni e mediterranei biondi (che sarebbero assimilabili ai mediterranei inglesi) e riconduce il tipo mediterraneo "più vicino alla spagnolo, al greco, che non al piemontese ; e viceversa il piemontese è - per Etnia - più fratello di uno slavo o di un tedesco di quel che non sia un siciliano ".
Il Butter fa eco nei suoi "Alps and Sanctuaries" : "Gli italiani del nord sono più somiglianti agli Europei del nord, tanto nel corpo quanto nella mente, di qualunque altro popolo io conosca".
Il Niceforo parla della nostra famiglia Cisalpina come risultante dell’unione di due civiltà : quella dei proto-celti e quella , più tardiva dei proto-slavi , che vennero attraverso le Alpi-orientali , ad occupare la regione veneta e quella bolognese " collocandosi accanto ai fratelli invasori della valle del Po".
Attualmente, al di fuori degli italici confini , la differenziazione tra le due Etnie è riconosciuta : "Mediterranei dinaricizzati: (Tipi residui dell’ibridizzazione risultante dal miscuglio tra Mediterranoidi, Dinarici, Alpini o Armenidi) ; non un tipo compatto, ha diverse varianti regionali ; elemento predominante [sopra il 60%] in Sicilia e nell’Italia meridionale , importante elemento in Turchia [35%], Siria occidentale, Libano ed Italia centrale, comune in Francia [15%] ed Italia settentrionale"(in The Races of Humanity ,in Richard McCulloch " The Nordish Quest ",pubblicato da Towncourt Enterprises. Risulta ovvio che la percentuale del 15% dichiarata quale "comune"(aggettivo che il McCulloch fa corrispondere con una percentuale "minoritaria" tra il 15% ed il 25%)è il risultato degli ultimi 20 anni di politica utilitaristica a spese della nostra Terra.

biasuttiblondismIn Questa cartina elaborata nel 1947, l'antropologo e scienziato Renato Biasutti, studiando le migliaia di tabelle conservate negli archivi militari relative ai caratteri fisici raccolti durante le periodiche visite di leva, mostra la percentuale di individui che, in Italia, presentano tre carateristiche comuni: occhi azzurri o verdi, capelli biondi o rossi, e statura superiore a 1:80. Dalla cartina si puo' notare chiaramente l'influsso celtico e germanico al Nord, sulle Alpi e sull'Appennino Tosco-Emiliano, come pure sono chiarissime le tracce lsciate dagli stanziamenti Longobardi in Umbria e attorno a Benevento. In Romagna sono chiare le tracce piu' marcatamente mediterranee lasciate dai Bizantini, mentre al Sud la popolazione è marcatamente mediterranea, con punte in Calabria (Magna Grecia) e in Sardegna.

italia geneticaQuesta mappa, elaborata da uno dei piu' grandi studiosi di genetica, Luca Cavalli Sforza, ottenuta sovrapponendo tutte le mappe genetiche rilevate in Italia, ne mostra il riassunto, davvero molto somigliante alla mappa del biondismo elaborata da Biasutti: al sud è chiarissima la componente greca, al centro prevale la componente etrusca mentre a nord della linea gotica, in Padania, prevalgono le componenti liguri e mitteleuropee (celtiche).

genetica italia 1

Questa mappa elaborata da studiosi di genetica dall'American Society of Human Genetics mostra la diffusione di due geni, il primo, l'R1b, è il gene diffuso esclusivamente tra i popoli mitteleuropei e atlantici, ovvero in gene che deriva dalle migrazioni celtiche; il secondo gene, il J2a, è invece il gene dei popoli semiti del Mediterraneo orientale, originari della mesopotamia e dell'antica cultura della mezzaluna fertile.

gene nordico

Quest'altra mappa elaborata sempre dall'American Society of Human Genetics, mostra la diffusione in Europa del gene "nordico" che si diffuse con le migrazioni dei popoli scandinavi e germanici dopo la fine dell'Impero Romano.

indice cefalico

Questa mappa antropologica, elaborata nel 1914 studiando i dati raccolti dagli uffici di Leva, mostrano l'indice cefalico, cioè il diametro medio del cranio della popolazione maschile in italia. Il diametro aumenta in proporzione alla lunghezza del cranio dietro la nuca (dolicocefali=crani lunghi, brachiocefali=crani corti). La dolicocefalia è tipica delle popolazioni nordiche e occidentali (atlantici e berberi), mentre la brachiocefalia, che è diffusa tra le popolazioni asiatiche, arriva dal mediterraneo orientale. Gli italiani del sud, essendo mediterranei, sono piu' brachiocefali, mentre i popoli padano-alpini sono maggiormente dolicocefali.

Postato da: galloromanzo a 21:09 | link | commenti


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